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Castelli, Borghi e Pievi:

Trekking a cavallo a Castell'Arquato

Tempo in sella: 8+ ore
Adatto a: cavalieri esperti
Difficoltà: medio-alta
Livello Allenamento: ben allenati
Periodo:
da maggio a settembre
 

Lunghezza percorso: ... km ca.
Altitudine massima: ... mt
Dislivello: ... mt

 

Esperienza  Naturalistica
Esperienza Storico-Culturale

La Destinazione

Castell'Arquato è uno dei tesori dell'Appennino Piacentino: un borgo medievale perfettamente conservato capace di trasportare il visitatore indietro nel tempo fino al periodo feudale.

Eretto in posizione strategica sulle prime alture della Val d'Arda, il borgo è arroccato sulla collina e da lì domina la valle.

Le prime testimonianze scritte che parlano di Castell'Arquato (storicamente citato come Castri Arquatense, Castro Fermo, Castro Fermo Arquatense e Fines Castellana) risalgono all'VIII secolo d.C., a riprova della storia millenaria del borgo.

Segno distintivo è comunque rappresentato dalla Rocca Viscontea, fatta erigere su volontà di Luchino Visconti nel XIV secolo. L'edificio, tutto in laterizio rosso, comprende due parti collegate tra loro: un recinto inferiore di forma rettangolare, più ampio, disposto su due gradoni e uno minore, posizionato più in alto.

Sovrasta l'intero complesso il mastio di 42 metri d’altezza, un tempo isolato, perno della difesa urbana e del sistema di sorveglianza dell'intera vallata.

Castell'Arquato può vantare ben titoli Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, Città d’Arte e Cultura, e rientra nella classifica dei 100 Borghi più Belli d’Italia.

Nel 1985, proprio a Castell'Arquato, il regista americano Richard Donner girò alcune delle scene più suggestive ed epiche del film Lady Hawke, con protagonisti Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer, divenuto un cult della cinematografia fantasy.

Ancora oggi, comunque, il borgo di Castell'Arquato si conferma un ambito set per spot pubblicitari, nonché meta privilegiata da youtuber e turisti in cerca di emozioni.

Il Trekking

Partendo dal Circolo Ippico entriamo nel Parco dello Stirone seguendo i percorsi tracciati che attraversano il bosco rigoglioso.
Il Parco è attraversato da una ciclovia/ippovia che rende il percorso semplice, senza comunque snaturare il fascino del bosco che sembra volerti avvolgere ed estraniare dal mondo circostante.

Accompagnati dal canto degli uccelli e dai misteriosi fruscii del sottobosco arriviamo al guado che, purtroppo, durante i mesi estivi è per lo più asciutto, ma che dall’autunno alla primavera inoltrata si rianima delle fresche e limpide acque dello Stirone, alla base dell’ecosistema del Parco e della sopravvivenza di tantissimi specie animali, tra le quali il simbolico Gruccione che, dalla lontana Africa, ha scelto di nidificare proprio tra questi “canyon”.
Lasciato il corso del torrente alle spalle, usciamo dal bosco e ci inoltriamo nella campagna contigua al Parco, dove tra campi di girasoli, frumento e vigne, ancora si celebra quell’equilibrio simbiotico tra uomo e natura.
Ripiegando in direzione Sud-Ovest abbandoniamo a brevi tratti le strade carraie per attraversare piccoli centri abitati - Roncadello, Lame, Tolo -, evoluzione degli antichi insediamenti dei mezzadri dediti alla lavorazione dei terreni circostanti, prima di iniziare la prima vera salita lungo il Colle San Pietro, sul cui fianco sorge un altro affascinante borgo medievale: il Castello di Vigoleno.
Non proseguiamo però verso la vetta del colle, percorso che ci farebbe sbucare giusto alle spalle di Vigoleno, bensì ridiscendiamo verso la Val Ongina, uscendo dal bosco e proseguendo in direzione della Strada Statale in località Franchini.

Qui si fa una pausa tecnica per un breve ristoro, nostro e dei cavalli, e per controllare le selle, abbiamo ripreso la via tornando a salire immersi nel bosco della Riserva Regionale del Piacenziano (nome riferito non alla provincia geografica, bensì al periodo geologico – da 3,6 milioni a 2, 588 milioni di anni fa - in cui queste zone si formarono, e di cui rimangono a tutt’oggi le testimonianze fossili nascoste nella terra).

Una volta raggiunto il crinale, scendiamo in Val d’Arda, sempre costeggiando i campi coltivati tra cui spiccano imponenti i girasoli, solitamente in piena fioritura nel periodo delle nostre visite.

Giunti al fondo della valle, ecco stagliarsi finalmente davanti a noi, ancora a distanza, il borgo di Castell’Arquato con il suo caratteristico torrione che svetta a controllare la vallata circostante e che sembrava tenerci d’occhio durante l’ultimo tratto del nostro avvicinamento, nascondendosi alla vista solo per brevi attimi, tra una casa o una macchia boschiva, per poi ricomparire ogni volta sempre più vicino… che J. R. R. Tolkien avesse visto questo stesso torrione quando si è immaginato la Torre dalla cui vetta l’occhio infuocato di Sauron incombeva sulla Terra di Mezzo!?

Arrivati in prossimità del centro abitato di Castell’Arquato guadiamo il fiume Arda e, raggiunta la riva opposta, disselliamo i cavalli e predisponiamo il recinto con le corde dove lasciarli a brucare mentre noi mangiamo e ci rifocilliamo.

Il pranzo è solitamente a base di salumi (prosciutto, pancetta, coppa, salame) prodotti artigianalmente, come da tradizione, dal Circolo Ippico dello Stirone nel proprio allevamento - destinato all’autoconsumo - dove maiali e bovini di razza angus crescono in libertà immersi nella natura e nel bosco: un’esplosione di sapori spesso dimenticati che ci ha sazia lo spirito assieme al corpo, accompagnati da un buon bicchiere di vino che in certe occasioni non può mancare.
All’ombra degli alberi, riviviamo in allegria i momenti salienti della prima parte del viaggio.

Ma il bello deve ancora venire...
Finito di mangiare, ci premuniamo di ripulire l’area per lasciarla intatta così come l’abbiamo trovata, quindi torniamo a sellare i cavalli pronti a ripartire alla conquista del borgo antico di Castell’Arquato.
Attraversata la parte bassa del paese, di più recente urbanizzazione, un arco ci introduce nella prima parte del borgo: qui, tra case e negozi, lo scalpiccìo dei cavalli sul selciato che riecheggia tra le strette vie, ha inizia a trasportarci indietro nel tempo, mentre le persone – per lo più turisti – si fanno da parte per farci passare e ci osservano con curiosità mista a fascino.
Poi ecco finalmente, davanti a noi, stagliarsi la parte più alta e centrale del borgo, con le mura e i merli eretti a protezione della nobiltà che un tempo abitava questi luoghi.
Dopo aver attraversato un’arcata, che in origine doveva esser stata presieduta da imponenti porte o pesanti grate di metallo, entriamo nel cuore vero e proprio di Castell’Arquato. Improvvisamente le vie si fanno più strette e i muri che ci sovrastano sembravano volerci proteggere con la loro millenaria saggezza. Risalendo il borgo, sempre con il riecheggiare degli zoccoli sulla pietra, viene facile immaginarsi con indosso un’armatura, come una guarnigione di cavalieri al ritorno da un’importante missione.
Poi la strada si è apre e ci ritroviamo nella piazza alta, su cui affacciano i palazzi signorili, come la Rocca Viscontea, la Colleggiata di Santa Maria (che nel film Lady Hawke diventa la Cattedrale di Aguillon dove ha sede di un’epica battaglia nel finale), nonché l’inconfondibile mastio di 42 metri di altezza che, dopo averci accompagnato nel nostro avvicinamento, ci accoglie finalmente  in tutta la sua maestosità. 

Dopo le foto di rito, a ricordo di questa esperienza unica ed affascinante, completiamo il giro del borgo ridiscendendo dal lato opposto della piazza per poi ricongiungerci con la strada percorsa all’andata. Mentre torniamo sui nostri passi, lasciandoci via via il borgo storico alle spalle, possiamo sentire crescere dentro di noi una sorta di malinconia nel doverci distaccare da quei luoghi magici.
Ma la strada del ritorno era ancora lunga, quindi, anche se a malincuore, dobbiamo prendere commiato da Castell’Arquato e tornare verso il fiume, per poi riprendere la strada dell’andata – in senso contrario – e far ritorno al Circolo Ippico Parco dello Stirone.

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Per info e prenotazioni: Tel. 388.82.42.313 - Mail info@circoloippicostirone.it